Mr Google non è un medico

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Quando le ‘fake news’ fanno male alla salute: il ministero e gli addetti ai lavori intervengono nel rivendicare cure specifiche e condannare i rimedi fai da te, sensibilizzando i cittadini al rispetto del ruolo e delle competenze del medico quale unico alleato nella relazione di cura
Secondo il nuovo report pubblicato da Agcom, il fenomeno della disinformazione su internet è diminuito del 5%, mentre le tipologie dell’odio sono rimaste invariate. Dalla criminalità (13%), passando per la disoccupazione (9%) fino all’immigrazione (8%), la finzione non è casuale, bensì oggetto di una preparazione silenziosa, frutto di un lavoro interno legato, in alcuni casi, all’odio gratuito e in altri alla minaccia del diverso che mette in pericolo le certezze raggiunte. Il mondo delle fake news è decisamente un fenomeno globale e articolato, che coinvolge non solo vere e proprie organizzazioni, ma soprattutto individui isolati che, con l’avvento dei social network, contribuiscono con post e condivisioni a dare una nuova direzione al mondo dell’informazione. Una ‘democratizzazione anarchica’ delle notizie ha messo sullo stesso piano sedicenti fonti con contenuti veri, creando un gap tra realtà e finzione. Ma cosa succede quando a venir meno è il controllo sull’autorevolezza di certe notizie, che riguardano la salute di tutti noi? Lo scorso anno, l’indagine del Censis ha rivelato che almeno un italiano su tre ricerca in rete notizie sulla salute e su specifiche patologie. Un processo che sembra inarrestabile anche a fronte di spiegazioni scientifiche fornite dall’Istituto superiore di Sanità, in una sezione dal titolo: ‘Bufale e falsi miti’. Sul portale ‘ISSalu’ è possibile accedere alle circa 150 fake news (il numero è destinato a crescere a un ritmo sostenuto) e alla prova della loro infondatezza, creando in questo modo un punto di consultazione online sicuro, rigoroso e autorevole. La missione del ministero contro le bufale sembra essere un’impresa quasi impossibile, vista la crescita vertiginosa di teorie antiscientifiche che, come sostiene il farmacologo Silvio Garattini, sono da ricondurre alla mancanza di scienza nelle scuole. L’educazione alla cultura di base è il punto critico di una società che sbandiera ai quattro venti corruzione e superficialità, ma manca di efficacia e potenza nel processo di informazione medico-scientifica istituzionale. Cosa sono l’onestà e la professionalità davanti all’inesorabile avanzata degli ‘User Generated Content’ (Ugc)? Si tratta di media che offrono la possibilità a chiunque di produrre materiale multimediale, senza avere le competenze tecnologiche e mediche necessarie. Dall’altro lato della barricata, c’è il ‘lobbismo’ da parte di aziende che producono determinate ricerche, per indirizzare le scelte dei consumatori. Una su tutte le sigarette, con dati non del tutto corretti e titoli ‘acchiappa lettori’. Un vero e proprio ‘marketing sanitario’, attorno al quale gli attori principali sono individui che gravitano tra la politica e il mondo delle grandi industrie di mercato, gridando al complotto davanti al grande lupo delle malattie infettive ‘da immigrato’, o alla poca trasparenza delle grandi organizzazioni scientifiche. In mancanza di certezze, il punto di vista si sposta dalle verità alle pseudo-verità delle convinzioni diffuse, supportate da incompletezza di dati e inattendibilità della fonte. Il caso più grosso ed emblematico è stato senza dubbio quello dell’obbligatorietà dei vaccini, mediante legge del 31 luglio 2017 n. 119, approvata dal Governo italiano al fine di arginare le proteste dei genitori sempre più convinti del collegamento tra il trivalente contro morbillo, parotite e rosolia (Mpr) con l’autismo. Tale episodio fa tornare l’asse di riflessione sulla mancanza di un metodo scientifico nelle scuole, quello che si può meglio definire come alfabetizzazione sanitaria. Più informati, per essere più consapevoli: una frase mai scontata, che porta ad accantonare l’idea dell’autodidattismo nella medicina e ad avvicinare l’incontro, il confronto e il dialogo con il medico di base come primo contatto – e successivamente con il personale specializzato – in grado di verificare in tempo reale le condizioni di salute del paziente. Insomma, al di là del titolo c’è di più. In particolare, un autore, alcuni dati di una ricerca legata al mondo accademico e il dietro le quinte delle notizie sulla salute che acquista una credibilità molto importante, giocando sul piano della verificabilità del contenuto come condizione necessaria e imprescindibile. Solo pochi mesi fa, la Federazione nazionale degli ordini dei medici, chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) ha predisposto dei poster di sei metri con la scritta: ‘Diffidate delle bufale sul web. Chiedete sempre al medico’, da affiggere su tutto il territorio nazionale. A questa campagna istituzionale si affianca anche il messaggio portato avanti da Enrique Husermann, amministratore delegato di Eg Spa e Crinos Spa, società del gruppo tedesco ‘Stada’, che insiste sulla comunicazione delle fonti certificate e fondate sull’esperienza contro il grande mostro di Google. L’evoluzione tecnologica ha creato dei mutamenti di paradigma che sarebbero riconducibili alla rivoluzione dei social, contribuendo a minare il rapporto di fiducia tra medico e paziente già tentate, in passato, attraverso procedure di aziendalizzazione della sanità.

(Articolo tratto da Periodico italiano magazine n.49 luglio-agosto 2019)

 DA LEGGERE  / Alla larga da bufale e fake news!

Free from fake. Mangiare sano e con gusto?
di Giorgio Donegani, Martina Donegani, Biomedia, Pagg. 148
Ormai non si contano più e sembra una gara continua a chi le spara più grosse: le fake news – le “bufale” per dirla all’italiana – invadono la nostra vita, concentrandosi sulle questioni che più ci stanno a cuore, come la salute, la politica e, naturalmente… il cibo. Il risultato è paradossale: la scienza della nutrizione ha ormai raggiunto punte avanzatissime e ha ben chiarito le linee da seguire per alimentarci correttamente, eppure, mai come oggi sembra che mangiare in modo sano sia la cosa più difficile del mondo. Il fatto è che sono in tanti a mettersi d’impegno per complicarci la vita: ciarlatani che si inventano le diete più strampalate, finti scienziati che diffondono fantasiose “filosofie” alimentari, aziende che inventano ogni giorno alimenti dei quali proprio non si sentirebbe la necessità… E tutto questo è sostenuto da una comunicazione confusiva, gridata, contraddittoria, approssimativa, quando non addirittura scorretta.

INTERVISTA

Martina Donegani:
“Le fake news attecchiscono perché sono di facile comprensione”

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