Il castello errante di Howl di Myiazaki e quello di Diana Wynne Jones

La trasposizione cinematografica del famoso romanzo fantasy è una fiaba incantevole, che gioca con il simbolo e la metafora

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La trasposizione cinematografica del famoso romanzo fantasy è una fiaba incantevole, che gioca con il simbolo e la metafora

Disponibile dal 1° di aprile 2020 sulla piattaforma di streaming Netflix, il film di Hayao Myiazaki è tratto dal romanzo della scrittrice fantasy britannica Diana Wynne Jones. Con una carriera durata cinquant’anni, Miyazaki è considerato uno dei più influenti animatori della storia del cinema e secondo molti il più grande regista d’animazione vivente. Il suo nome è inoltre intimamente legato a quello dello Studio Ghibli, studio cinematografico d’animazione da lui fondato nel 1985 oggi ritenuto uno dei più importanti del settore.
Il castello errante di Howl è uno dei punti più alti della sua cinematografia, per l’atmosfera e l’estetica che è riuscito a imprimere nell’immaginario degli spettatori.
La visione della pellicola è un’ottima occasione per rileggere il romanzo originale della Jones, scritto nel 1986. Il film è il primo di una trilogia che comprende Il castello in aria (1990) e La casa per Ognidove (2008), nei quali alcuni personaggi de Il castello errante di Howl compaiono in ruoli di supporto.
Come sempre succede nelle trasposizioni cinematografiche di un romanzo, sono tanti i particolari della trama e le singole storie dei personaggi che, per ovvii motivi di sintesi, si perdono lungo lo svolgimento della storia. Innanzitutto, nel libro si scopre che la vicenda è ambientata nel regno di Ingary, un mondo simile al nostro in cui esiste la magia. Nella trama del libro la diciottenne Sophie vive nella prospera cittadina di Market Chipping insieme al padre, proprietario di un negozio di cappelli, alla matrigna e alle due sorelle minori. Alla morte del padre la famiglia si divide: Sophie si incarica di gestire l’attività paterna, invece le sorelle Lettie e Martha vengono mandate l’una a lavorare presso la pasticceria Cesari a Piazza del Mercato, l’altra come tirocinante della strega Annabel Fairfax a Valle del Folding.

Per chi ha avuto o avrà modo di vedere la pellicola, è chiaro fin dall’inizio, quindi, che il regista ha tagliato o semplificato molti dei personaggi originali presenti nelle pagine scritte da Diana Wynne Jones, decidendo invece di mettere l’accento sulla condanna assoluta della guerra. Resta comunque una storia costellata di metafore e simboli, nella quale tutti i personaggi o quasi nascondono, dietro l’apparenza, una sostanza completamente diversa. Una fiaba che racconta il passaggio da un sentimento adolescenziale a un amore adulto, con un’inedita visione del protagonista maschile: il bellissimo Howl che si rivela ‘lamentoso’ e pieno di paure.

Il castello errante di Howl /
di Diana Wynne Jones, Kappalab editore, 647 pagine

La giovane Sophie vive a Market Chipping, nel lontano e bizzarro paese di Ingary, un posto dove può succedere di tutto, specialmente quando la Strega delle Terre Desolate perde la pazienza. Sophie sogna di vivere una grande avventura, ma da quando le sorelle se ne sono andate di casa e lei è rimasta sola a lavorare nel negozio di cappelli del padre, le sue giornate trascorrono ancor più tranquille e monotone. Finché un giorno la perfida strega, per niente soddisfatta dei cappelli che Sophie le propone, trasforma la ragazza in una vecchia. Allora anche Sophie è costretta a partire, e ad affrontare un viaggio che la porterà a stipulare un patto col Mago Howl, a entrare nel suo castello sempre in movimento, a domare un demone, e infine a opporsi alla perfida Strega.