Ciak! Si gira con il ministro Alberto Bonisoli: il set è lo stesso, il Mibact e gli attori anche, i musei statali, ma ciò che cambia è la relazione tra istituzioni centrali e periferiche

“Commissione di studio per lo sviluppo e l’assestamento organizzativo del Mibact” è denominata così, l’operazione di riorganizzazione interna a un ministero già oggetto di importanti riforme da parte del precedente ministro Dario Franceschini. Dopo il colpo grosso della mostra ‘Leonardo da Vinci. Alle origini del Genio’ il 15 aprile 2019 e l’ottimo risultato ottenuto con l’indagine sui 769 reperti archeologici restituiti alla Cina, il pentastellato Bonisoli prosegue la manutenzione tra passato e futuro; da un lato, si pensa a un ritorno all’accentramento; dall’altro, a nuovi organi per un maggiore controllo delle spese. Torniamo al principio, la ‘Riforma Franceschini’ è figlia della spending review e della ‘grande rivoluzione renziana’. Essa nasceva con l’obiettivo della semplificazione: accorpamento delle Soprintendenze per i beni storico-artistici con quelle dei beni architettonici. Il punto crociale di tale cambiamento è da individuare nei venti musei e aree archeologiche che godono dell’autonomia amministrativa, escludendo i funzionari e includendo nel concorso pubblico per direttori anche personale di altri Paesi.

Fino a oggi, il sostegno alle diramazioni periferiche arrivano dai poli museali regionali, che hanno il compito di promuovere e valorizzare il rapporto tra pubblico e privato, toccando di fatto con mano le esigenze e le problematiche del territorio.

Cosa potrebbe cambiare e quali sono dunque, le perplessità già espresse da molti? Ci sono elementi di questa riforma che non verranno toccati, quali? Tante sono le conferme come la ‘soprintendenza unica territoriale’ e l’autonomia dei trenta musei, anche se non mancano dubbi sulla nuova  ‘Contratti e concessioni’ per le gare d’appalto e cambi di denominazioni, da Poli museali regionali a ‘Reti museali’, considerando la possibilità di un aumento delle soprintendenze belle arti e paesaggio per le province. Accanto a questi provvedimenti rispettosi del lavoro della Commissione Franceschini, la ‘controriforma’ prende una direzione decisamente più centralista con un maggior numero delle Direzioni generali. Il tasto dolente della riforma precedente continua a essere il Segretariato interregionale in quanto poco incisivo nel suo valore di organismo di controllo, in stretta collisione con l’atavica mancanza di risorse e strumenti. In ragione di ciò, la vastità dei territori sotto la responsabilità delle reti museali rappresentano motivo di preoccupazioni in particolare per regioni come il Piemonte, la Liguria e la Lombardia. Tale impianto generale è stato presentato in forma di bozza ai ministeri dell’Economia e della Funzione pubblica per essere approvato dal consiglio dei ministri entro il 30 giugno. C’è poco spazio per ulteriori modifiche mentre avanza l’ombra sull’autonomia di alcuni importanti istituti: per Roma, il Parco dell’Appia antica e il museo di Villa Giulia; per Trieste, il Castello di Miramare; per Firenze la Galleria dell’Accademia. Ad ammorbidire le rigidità tipiche di questo ministero, Bonisoli mette in campo le sue competenze ed esperienze professionali, in bilico tra formazione e management in direzione di una maggiore collaborazione tra pubblico e privato. Non è certo il momento giusto per fare un processo alle intenzioni, anche perché il governo italiano si trova a fronteggiare attacchi da tutte le parti, in particolare dall’Unione europea, e quindi risulta quanto mai prezioso conservare e valorizzare tale ‘giacimento culturale’, da cui attingere le risorse necessarie a trainare l’economia dell’intero Paese.